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Sanità integrativa: un secondo pilastro per la salute di tutti

SANITÀ INTEGRATIVA: UN SECONDO PILASTRO PER LA SALUTE DI TUTTI

Sono numerosi i cambiamenti ai quali deve far fronte il Sistema Sanitario: innanzitutto sono importanti le modifiche demografiche che interessano la popolazione italiana, in modo particolare l’aumento della longevità. Inoltre, l’evoluzione tecnologica e i nuovi farmaci mettono a rischio la sostenibilità del Sistema Sanitario del nostro Paese: secondo le ultime stime dalla Ragioneria Generale dello Stato da qui al 2025 saranno necessari dai 20 ai 30 mld di Euro per permettere al Sistema Sanitario di esistere.

Questi mutamenti vanno affrontati subito e, per farlo, occorre identificare modelli organizzativi e di servizio atti a rispondere a questi “nuovi” bisogni di cura. Il Servizio Sanitario Nazionale, pilastro fondamentale per la tutela di un diritto costituzionale quale quello alla Salute, è stato istituito in un contesto molto diverso e non risulta oggi organizzato ad affrontare queste sfide. Al momento, i cittadini si trovano da soli di fronte a questa situazione: la Spesa Sanitaria Privata continua a crescere con una progressione inarrestabile, basti pensare che nel 2017 ha toccato la quota record di 39,7 mld di Euro. In questa prospettiva, appare chiaro che se non si avvierà anche nel nostro Paese un Secondo Pilastro Sanitario, attraverso un sistema di Polizze e Fondi Sanitari aperti a tutti i cittadini, il costo delle cure che i cittadini dovranno pagare di tasca propria finirà per superare, in meno di 10 anni, gli oltre 1.000 Euro a testa.

Quello della Spesa Sanitaria Privata, infatti, è un fenomeno in costante espansione, si pensi che lo scorso anno ha riguardato più di 2 italiani su 3 (oltre 44,1 mln di persone) con un esborso medio di circa 655 Euro per cittadino. È molto importante far luce su un aspetto: la Spesa Sanitaria Privata non interessa soltanto i redditi più elevati, ma incide pesantemente anche sulle famiglie a basso reddito costringendole ad attingere ai propri risparmi e ad indebitarsi per potersi curare. A livello territoriale, poi, non risparmia le aree economicamente meno agiate: pagano di tasca propria le cure sanitarie, infatti, il 26% dei cittadini delle Regioni del Sud & Isole, poco meno del 20% di quelli del Centro, poco più del 24% dei cittadini del Nord Est ed oltre il 30% di quelli del Nord Ovest. Più esposte, inoltre, risultano le persone in situazione di fragilità sanitaria quali i cronici, gli anziani ed i cittadini non autosufficienti/inabili.

In questo contesto, l’assenza di una Sanità Integrativa strutturata come “Secondo Pilastro Sanitario” non preserva affatto l’universalismo e l’uguaglianza del Sistema Sanitario del nostro Paese, ma al contrario mette i cittadini nella condizione di poter accedere alle cure solo in base alla propria capacità reddituale. La spesa sanitaria di tasca propria, in altre parole, è la più grande forma di disuguaglianza in sanità e può essere contrastata solo “restituendo una dimensione sociale” alla Spesa Sanitaria Privata attraverso un’intermediazione strutturata da parte di Compagnie Assicurative e Fondi Sanitari Integrativi (Forme Sanitarie Integrative). Delle spese affrontate privatamente, poco meno del 15% sono state rimborsate da Forme Sanitarie Integrative lasciando, quindi, le famiglie di fronte alla necessità di dover ricorrere – ove possibile – ai propri redditi o ai propri risparmi.

Attraverso la disponibilità per tutti i cittadini di una Polizza Sanitaria o di un Fondo Sanitario Integrativo si potrebbe così realizzare un effettivo affidamento in gestione della Spesa Sanitaria Privata di tutti i cittadini ad un sistema “collettivo” a governance pubblica e gestione privata in grado di assicurare una “congiunzione” tra le strutture sanitarie private (erogatori) e dei cosiddetti “terzi paganti professionali” (le Forme Sanitarie Integrative, appunto) con una funzionalizzazione della Spesa Sanitaria Privata alla tutela complessiva della salute dei cittadini. In termini economici si stima che questa impostazione consentirebbe di contenere di circa 20 mld di Euro (più del 50% del valore complessivo, quindi) la Spesa Sanitaria Privata attualmente a carico delle famiglie, con una riduzione dei costi medi pro capite attualmente finanziati “di tasca propria” di quasi 340 Euro.

Un Secondo Pilastro strutturato anche in sanità, inoltre, consentirebbe di contenere i gap assistenziali sempre più evidenti tra i diversi Servizi Sanitari Regionali, favorendo altresì un contenimento del costo unitario tanto delle singole prestazioni quanto dei beni sanitari, nonché l’ottimizzazione delle agende delle strutture sanitarie, rendendo la Spesa Sanitaria Privata non solo più equa ma anche più sostenibile ed efficiente rispetto ad una Spesa Sanitaria Privata “individuale”. Tutte le Forme di Sanità Integrative dovrebbero essere riassorbite in un impianto normativo omogeneo improntato ai medesimi principi fondanti del Servizio Sanitario Nazionale, favorendone la trasformazione da “strumenti della contrattazione collettiva” a “strumenti con un ruolo sociale istituzionalizzato”. Bisognerebbe prevedere delle regole omogenee per tutte le Forme di Sanità Integrativa sulle modalità di gestione del rischio (assicurazione/autoassicurazione), governance delle forme sanitarie integrative, assetti organizzativi, disciplina bilancistica e normativa di solvibilità. Servirebbe, inoltre, omogeneizzare il regime fiscale e previdenziale applicabile alle Forme Sanitarie Integrative prescindendo dal modello di gestione del rischio adottato (assicurazione/autoassicurazione) e dalla natura delle fonti istitutive. La stessa struttura dei benefici fiscali attualmente riservati alla Sanità Integrativa andrebbe rimodulata collegandone la portata all’effettiva capacità di “intermediazione”, in termini di quota percentuale di Spesa Sanitaria Privata rimborsata, garantita agli assicurati da ciascuna Forma. Maggiori livelli di “intermediazione” da parte delle Forme Sanitarie Integrative andrebbero favorite anche attraverso l’estensione del Codice degli Appalti alle selezioni indette dai Fondi Sanitari (e, segnatamente, da quelli di origine contrattuale che caratterizzano per una rilevante concentrazione di mercato) in un’ottica di miglior promozione della concorrenza tra le Compagnie Assicurative affidatarie della gestione dei Piani Sanitari.

L’evoluzione verso un modello multi-pilastro in sanità appare sempre più ineludibile anche nel nostro Paese per preservare per noi e per le future generazioni quelle caratteristiche di universalismo, uguaglianza e solidarietà che rappresentano da sempre i punti qualificanti del Sistema Sanitario italiano.

Articolo informativo a cura di RBM Assicurazione Salute